I Cimbri
Le Origini:
Durante il 1200 arrivarono i Cimbri. Un popolo che aveva già colonizzato le parti alte dei territori di Vicenza (allora chiamata anche Cymbria) e di Verona. Furono chiamati per dissodare e abitare l'antica Costa Cartura, un territorio che andava dalla Vigolana fino ai confini a est del Tirolo Meridionale, di proprietà del Principe Vescovo di Trento Federico Vanga. Tali appezzamenti vennero loro assegnati affinché potessero abitarli e quindi potessero produrre ricchezza. Il termine cimbro si dice sia nato da un errore di comprensione tra le genti dei territori vicini e questi nuovi abitanti che alla domanda “Chi siete?”, risposero “Biar soin Cimbarn - Noi siamo Cimbarn”, antico termine bavarese traducibile in boscaioli. Il territorio dall'odierna Centa San Nicolò fino a Luserna fu colonizzato da queste popolazioni germaniche, con il sistema dei Hoff-Masi. Nel corso del tempo la lingua e la cultura cimbra subì una forte contaminazione, tanto da ridurre coloro che parlavano questo forma antica tedesca da 20.000 persone, (registrate intorno al 1850 e situate tra Centa, Valli del Leno e l'Altopiano di Folgaria-Lavarone-Lusérn/Luserna da Andreas Schmeller) a poco più di 200, concentrando i parlanti nel solo Comune di Lusérn-Luserna. Il calo numerico e territoriale del bacino della cultura e lingua cimbra viene raccontato ancora oggi nella toponomastica delle località anticamente cimbre.
Tempi Moderni:
In un Trentino dilaniato dai nazionalismi anche la piccola comunità di Luserna venne interessata e divisa dalla Lega Pro-Patria e dalla Lega Tirolese. Una comunità di 1100 abitanti che di lì a poco, venne distrutta due volte. Come un preludio L'incendio del 1911 distrusse ¾ del paese e ne stravolse l'architettura e la collocazione delle case, prima costruite in stile «maso». Ma da lì a poco un evento mondiale, sconvolse la comunità cimbra. Nei primi del '900 vennero costruiti sotto il nome di Werk (cantiere) i forti della cosiddetta «Linea di Ferro». Una serie di fortificazioni belliche che interessavano la loc. Vezzena, Luserna, Lavarone e Folgaria collocate sul confine italo-austriaco.
Nel maggio del 1915, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, trovò Luserna del tutto impreparata e soprattutto la catapultò nel mondo moderno. Una comunità di 1100 abitanti, parlanti esclusivamente in cimbro, si trovò sul fronte di guerra, in un conflitto che non capiva e non ne conosceva l'esistenza. Le granate piovvero dai forti italiani, facendo contare le prime due vittime civili della Prima Guerra Mondiale sul fronte italo-austriaco. Bertha Nikolussi Zatta e Katharina Nikolussi Galeno, di 16 e 17 anni. L'intera popolazione di lì a poco venne sfollata in Boemia per poi tornare, nel 1918 nuovamente a Luserna. Una nuova Luserna, distrutta dalla guerra e con il tricolore, ma che ha saputo rialzarsi e ricostruire il paese da zero.
Cimbri - Una realtà scomoda
Resistenza Culturale:
La nostra Regione, nonché l'antica Contea del Tirolo, è un ponte germanico/latino. La presenza delle minoranze è un esempio indelebile di questo “dai-ricevi” culturale. Ma nei primi del '900 le due culture si scontrarono. La traccia germanofona fu vista come una testimonianza storica di un passato da dimenticare e da cancellare in nome dell'italianità e la comunità cimbra sin dai primi anni del Ventennio fascista, subì il programma di italianizzazione forzata di Ettore Tolomei. I cognomi furono immediatamente italianizzati, fu a loro proibito utilizzare la lingua cimbra imponendo l'italiano ovunque, anche nei bar e nella vita privata. La toponomastica subì un'italianizzazione con storpiature di nomi e di parole e venne vietato loro l'apprendimento della lingua tedesca. Una politica questa che interessò direttamente soprattutto l'Alto Adige, termine territoriale nato proprio durante quel periodo storico. In questo contesto si affermò Eduard-Reut Nicolussi, già parlamentare a Vienna e successivamente a Roma che sfidò il fascismo prodigandosi nella volontà di accordare un'autonomia speciale per il territorio altoatesino/sudtirolese e per le due minoranze linguistiche germanofone. Trovatosi tra “l'incudine e il martello” con l'Anschluss del 1938, l'annessione dell'Austria al Terzo Reich di Hitler, la situazione del Trentino-Alto Adige allarma gli uffici romani. Si pensò bene quindi di obbligare le popolazioni germanofone (Alto Adige, Valle del Fersina e Luserna), a scegliere se lasciare il loro paese natìo rinunciando a tutto, per accasarsi poi in territorio tedesco oppure rimanere in Italia rinunciando alla loro lingua e cultura. Furono chiamate Opzioni. Le famiglie cimbre optanti vennero inizialmente alloggiate in un campo profughi di Hallein per poi essere trasferite in Boemia; un bizzarro ripetersi di eventi già accaduti, in quanto proprio in Boemia vennero sfollati i lusérnar profughi della Prima Guerra Mondiale. Molte famiglie si ritrovarono a Ceske Budejovice, 147 km a sud di Praga, dove ricevettero in gestione (e non in proprietà come promesso), case e campi della stessa dimensione di quelle lasciate in terra natìa. Con la disfatta nazista e la lunga onda sovietica che si impadroniva di giorno in giorno di territori dell'Est Europa, gli optanti si videro obbligati ad abbandonare immediatamente le loro abitazioni per tornare nelle loro terre.
Cimbri - Le difficoltà di un secondo nuovo inizio
Vorlorata Huamat - Patria Perduta
Nel secondo dopoguerra, Luserna ebbe il problema del ritorno delle famiglie optanti. Taluni non trovarono nemmeno più la propria casa d'origine a volte confiscata a volte acquistata a basso prezzo dai “restanti”, cioè coloro che non optarono. E molti di loro, vista la situazione anche di discriminazione da parte delle famiglie restanti, decisero di abbandonare definitivamente la loro huamat per accasarsi alcuni in Provincia di Bolzano, altri all'estero. In un clima completamente ostile nei confronti non solo dei germanofoni ma anche dei tedeschi veri e propri, la visione lungimirante politica di un uomo trentino, legato profondamente al suo territorio, iniziò a rivalutare e a dare peso politico-legislativo alle minoranze linguistiche. Il 5 Settembre 1946, a Parigi, il Pres. Del Consiglio Alcide De Gasperi e il Ministro degli Esteri austriaco, Karl Gruber, firmarono il patto De Gasperi-Gruber che mise il seme dell'Autonomia della Regione Trentino-Altoadige/SüdTirol. Il patto prevede infatti che, a tutela delle minoranze linguistiche germanofone presenti in territorio regionale, venga promossa un'autonomia speciale e una serie di iniziative volte al loro riconoscimento giuridico-sociale e scolastico. La situazione economica e sociale di Luserna non permise ai cimbri di restare nella loro patria, ed inizio l'esodo dei Nicolussi. Le città chiamavano a sé sempre più classe operaia. Dai 642 residenti degli anni '60, si arrivò nel giro di 20 anni a 456 residenti, fino ai giorni nostri con appena 265 abitanti ufficiali. Un trend profondamente negativo che non solo sembra non avere soluzione, ma mette in serio pericolo sia l'esistenza stessa della comunità che la lingua minoritaria. Una lingua parlata ancora dal 70% della popolazione, comprendendo anche i lusernar che tornano l'estate.
Cimbri - Luserna, la casa dei cimbri
Anni 2000:
Nonostante ciò, la tutela della minoranza negli ultimi 30 anni ha fatto passi da gigante; nel 1987 infatti nasce l'Istituto Mocheno-Cimbro, scissosi poi nel 2004 in Istituto Mocheno, situato a Palù del Fersina, e l'Istituto Cimbro situato a Luserna. Un ente para-provinciale che ha lo scopo di tutelare e promuovere l'utilizzo della lingua cimbra e preservarne la cultura. Nel 1996 nasce anche la ONLUS Centro Doc. Luserna, un museo che ora si è affermato nel mondo dei musei trentini, tanto da vantare affluenze di 12000 visitatori l'anno. Ma prima di godere di un vero riconoscimento giuridico, Luserna dovette aspettare il 2001, quando a seguito di una modifica dello Statuto d'Autonomia, vennero aumentate le tutele ladine e riconosciute formalmente come germanofone le realtà di Luserna e della Valle dei Mocheni. Non si può dimenticare l'istituzione del Servizio Minoranze Linguistiche, tramite legge 4/1999 come l'istituzione dell'Autorità delle minoranze Linguistiche, che svolge compiti di tutela e promozione di attività svolte alla tutela delle stesse. Ma il passo definitivo ci fu con la legge 6/2008, che sancisce non solo il diritto di conoscere e parlare la lingua minoritaria ovunque ma affianca alla lingua nazionale la lingua minoritaria negli atti pubblici, ne garantisce il diritto di corsi di formazione per l'apprendimento della lingua e consente una forma di autonomia e decentramento amministrativo ai comuni di minoranza linguistica.
Ultima modifica: 15/04/2026