I Ladini (Val de Fascia)

Ladini - la storia:

Per scoprire le origini della cultura e della lingua dei ladini dobbiamo fare un passo indietro nel tempo di circa 2000 anni. La lingua ladina ha origini molto remote. Si ritiene sia sorta attorno al 15 a.C., periodo in cui i Romani invasero i territori delle Alpi. Il latino parlato dai mercanti e dai soldati romani giunti sulle Dolomiti non era quello usato dai grandi scrittori classici, ma un latino volgare che, a contatto con le lingue locali (di genti retiche, noriche e celtiche), diede vita nel tempo alla lingua ladina.
Fino all'annessione all'Italia, avvenuta dopo la Prima Guerra Mondiale, il Trentino di oggi faceva parte dell'Impero Austro-Ungarico. Le attuali Province Autonome di Trento e Bolzano, i territori dei Comuni di Soramont (Livinallongo e Ampezzo) in provincia di Belluno e il Land Tirol austriaco, costituivano la Contea Tirolese, ovvero il Tirolo Storico. I ladini, già in epoca imperiale, e soprattutto a partire dalla seconda metà dell'800, dimostrarono una spiccata coscienza identitaria nel fronteggiare le spinte espansionistiche del mondo trentino e italiano a sud della realtà tirolese a cui appartenevano. Questa autoconsapevolezza conobbe fervore particolare già tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo. I momenti più salienti di dimostrazione della compattezza identitaria ladina sono conosciuti e celebrati come “Aisciuda Ladina” (primavera ladina) e videro il loro culmine allorquando i ladini furono annessi all'Italia, alla fine della Prima Guerra Mondiale, e poi divisi fra tre Province e due Regioni con l'avvento del Fascismo. Si ricorda in particolare il 5 maggio 1920, quando 70 ladini si ritrovarono sul Passo Gardena rivendicando la propria ladinità e il diritto dei popoli di autodeterminarsi, esponendo per la prima volta la bandiera ladina, formata da tre strisce orizzontali di colore blu come il cielo, bianco come le rocce dolomitiche e la neve, e verde come il colore dei boschi e dei prati.

 

Ladini - dal Fascismo all'Autonomia

Al fine di italianizzare le vallate ladine (Val Gardena, Val Badia, Livinallongo, Ampezzo e Val di Fassa), il fascismo le divise in tre Province e due Regioni: Trento, Bolzano (Regione Trentino-Alto Adige) e Belluno (Regione Veneto). Questa divisione ridusse la forza del popolo ladino che si trovò amministrato da istituzioni diverse, attraverso un sistema legislativo alquanto eterogeneo. Nonostante le richieste di riunificazione del secondo dopoguerra (che culminarono con il raduno dei ladini dolomitici sul Passo Sella, avvenuto il 14 luglio del 1946, volto a rivendicare diritti e riconoscimento quale popolo unito da una sola lingua e identità) i ladini rimasero divisi, e anche la loro tutela continuò a non essere omogenea.
Nella Provincia di Trento, questa tutela non fu immediata. I ladini della Val di Fassa dovettero lottare per ottenerla ed è proprio grazie a una determinazione, lungimiranza e tenacia che pochi si sarebbero aspettati, che riuscirono infine a vedersi riconosciuta una tutela per molti aspetti, ad oggi, analoga a quella garantita ai ladini della Provincia di Bolzano.

 

Ladini - la militanza Politica e il riconoscimento giuridico

L'insoddisfazione dei ladini di Fassa per il Secondo Statuto di Autonomia del 1972, che non garantì loro una tutela immediata pari a quella riconosciuta ai ladini della Provincia di Bolzano, alimentò una nuova stagione di mobilitazione politica e culturale. Da tale malcontento nacquero movimenti di militanza e rivendicazione identitaria - grazie soprattutto all'impegno dell'Union di Ladins de Fascia, nata nel 1955 - con i quali i ladini di Fassa chiedevano con forza di essere annessi alla Provincia di Bolzano, così da poter beneficiare della tutela già riconosciuta ai ladini della Val Badia e della Val Gardena. Il rigetto di tale richiesta diede impulso all'approvazione della L.P. 29/1975 che istituì l'Istituto Culturale Ladino, primo concreto e importante traguardo a tutela raggiunto dai ladini della Val di Fassa.


Il fervore del movimento ladino portò in seguito, nel 1977, alla nascita del Comprensorio Ladino di Fassa in luogo del previsto Comprensorio unico di Fassa e Fiemme. 


Nel 1983 i ladini si organizzarono in un movimento politico, la UAL - Union Autonomista Ladina, che riuscì a far eleggere in Consiglio Provinciale il primo consigliere ladino, Ezio Anesi di Canazei.


Nel 1985 venne approvata la L.P. 17/1985, finalizzata alla valorizzazione delle attività culturali, ricreative e editoriali dei ladini, mediante la previsione di notevoli finanziamenti allo scopo. La legge è ricordata, infatti, come “Legge Anesi”.


Nel 1992 Anesi fu eletto Senatore, portando così i ladini di Fassa direttamente in Parlamento. Nel 1993 venne emanato il D.Lgs. 592/1993, con il quale lo Stato italiano diede attuazione ad alcune norme dello Statuto di Autonomia regionale, prevedendo, tra l'altro, l'uso della lingua ladina negli uffici della pubblica amministrazione, il ripristino dei cognomi originari, la promozione di trasmissioni radiotelevisive in lingua ladina, la possibilità per i ladini di dichiararsi tali nei censimenti successivi e, infine, il cosiddetto patentino, strumento che ancora oggi attribuisce preferenza nelle assunzioni nella pubblica amministrazione a coloro che dimostrano la conoscenza della lingua ladina.


Con la legge costituzionale n. 2/2001 venne anche previsto un seggio ladino in Consiglio Provinciale, modifica attuata dalla Provincia di Trento con la L.P. 2/2003.

Ladini - il nuovo Millennio - anni 2000:

Nel 2006, con la L.P. 3/2006, la Provincia Autonoma di Trento riformava il sistema di governo territoriale e costituiva le Comunità di Valle, in sostituzione dei vecchi comprensori. Per la Val di Fassa venne istituito il Comun General de Fascia, che nel contesto dell'ampio decentramento amministrativo in atto, otteneva un'autonomia talmente vasta da poter essere definito “una Provincia nella Provincia”. Le prerogative del Comun General spaziano dalla tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare locale, alle attività educative locali - asili nido -, dal volontariato sociale per i servizi d'interesse locale, ai corpi dei vigili del fuoco volontari, dagli interventi in materia di edilizia abitativa agevolata e pubblica, a quelli relativi alla gestione dei rifiuti e dell'emergenza d'interesse comunale, alle espropriazioni per le opere o gli interventi d'interesse locale a carattere sovracomunale, nonché per le opere e gli interventi d'interesse comunale. Il Comun General verrà riconosciuto, con legge costituzione n. 1/2017, quale vero e proprio Ente Locale, un unicum in Italia, essendo ormai paragonabile alle Province e ai Comuni. La sua entrata in funzione avvenne nel 2010, dopo che la L.P. 6/2008 ne aveva ufficializzato la portata e importanza.


Quest'ultima legge, rappresenta d'altronde un passaggio normativo fondamentale per la tutela della comunità ladina, avendo raggruppato in un'unica legge, organica e competitiva, tutti gli strumenti legislativi a tal fine essenziali. 


Con L.P. 5/2006 la Provincia di Trento riformava il sistema educativo riconoscendo la Scuola Ladina di Fassa (Scola Ladina de Fascia) e concedendole ampia autonomia. La scuola, infatti, vanta la presenza un dirigente scolastico ladino, il Sorastant, un Consiglio generale per l'educazione e la formazione, Consei General per l'educazion e la formazion, che si occupa della programmazione specifica della Scuola Ladina di Fassa, e un ufficio di formazione e ricerca didattica, OLFED Ofize Ladin Formazion e Enrescida Didadita.

Ultima modifica: 28/04/2026