I Mòcheni (Bersntol)
Scarica immagine
Le Origini
L'aumento demografico che contraddistinse l'Europa dopo l'anno mille, spinse ancora nei secoli successivi molte famiglie a colonizzare territori fino ad allora scarsamente o per nulla abitati. Molti paesi sul versante meridionale delle Alpi si formarono in questo periodo ed in diverse zone, anche a sud del Sudtirolo, sorsero insediamenti di lingua tedesca. Intorno al 1330 si concluse la lunga fase di colonizzazione che vide proprio nella Valle del Fersina una delle sue ultime ondate, caratterizzata dall'insediamento di famiglie di coloni di lingua bavarese lungo la sponda sinistra dell'Alta Valle del Fersina e nella zona di Palù, situata in cima alla valle. Due elementi di questa colonizzazione hanno lasciato una profonda impronta nei comuni di minoranza mòchena di Palù del Fersina, Fierozzo e Frassilongo: il principale e più importante è indubbiamente quello della lingua di stampo germanico tutt'oggi parlata; il secondo è la tipologia dell'insediamento abitativo, a maso: ogni famiglia riceveva in possesso una porzione di terreno da dissodare con la facoltà di apportare tutte le migliorie necessarie, compresa quella di costruire, ristrutturare e mantenere i diversi edifici. Accanto ai prati e ai campi situati nella parte più favorevole del territorio assegnato, nasceva così il nucleo centrale del maso hoff, che comprendeva l'abitazione (haus) e la stalla (stòll), mentre in quota, vicino ai pascoli comuni, si sviluppavano edifici per il ricovero del bestiame al pascolo in estate (summerstelder). Le attività principali in valle erano legate al territorio ed alle sue risorse, come l'utilizzo e la lavorazione del legno, la cerealicoltura, l'attività metallurgica e mineraria. A partire dal XVIII sec., si diffuse in Valle dei Mòcheni il commercio ambulante stagionale dei krumer, un'attività, svolta dapprima nelle aree dell'Impero Asburgico e, dopo il 1918, in Sudtirolo, che offriva la possibilità di entrare in contatto con diverse culture mitteleuropee e che nel corso del tempo ha saputo adattarsi alle varie richieste del mercato (stampe su vetro, stoffe, fermagli, giocattoli, pettini, biancheria per la casa ecc.).
Mòcheni - Fine '800 inizi del '900
La minoranza mòchena fu, da sempre, collegata con il mondo tedesco e nord europeo. Un fatto che divenne un problema rilevante quando il Trentino fu preda nazionalistica, con l'esasperazione nel voler far coincidere una lingua e una etnia con uno Stato nazionale e che portò, poi, al drammatico scoppio della Prima Guerra mondiale. Le tendenze irredentiste e quelle pangermaniche coinvolsero anche la piccola comunità della Valle dei Mòcheni, ove storicamente la Chiesa e la scuola furono affidate a curati e insegnanti di lingua tedesca. Con il passaggio della nostra regione al Regno d'Italia, la Valle dei Mòcheni subì il troncamento degli antichi legami con la zona dell'ex impero, particolarmente vitali. Non solo. Le nuove autorità sostituirono scuole e servizi religiosi in lingua tedesca con quelli in lingua italiana incidendo così negativamente sul numero dei parlanti mòcheno.
Mòcheni - Il Fascismo e l'italianizzazione
Il periodo fascista peggiorò ulteriormente la situazione: dapprima vi fu la caduta della secolare autonomia dei vari comuni mòcheni che vennero soppressi e tutti aggregati a S. Orsola (1929), quindi la crisi economica degli anni '30 e, infine, la propaganda, profili che favorirono l'adesione alle cosiddette “opzioni”, finalizzate all'espatrio in Germania di ogni elemento “germanico” sul territorio italiano (1939-1945). Infatti, nel 1939 un accordo italo-tedesco prevedeva la completa italianizzazione anche del territorio sudtirolese con la possibilità di “opzione” per il Reich tedesco da parte di coloro che erano legati a tale nazionalità. Il fenomeno interessò anche le piccole comunità germaniche del Trentino e nel 1942, a seguito della campagna propagandistica all'uopo posta in essere, più di cinquecento persone della Valle dei Mòcheni lasciarono le loro terre e, dopo un soggiorno provvisorio in un campo profughi nel Salisburghese, vennero insediate nelle campagne della Boemia. All'arrivo delle truppe sovietiche nel maggio 1945, quasi tutte le famiglie interessate dalle opzioni fecero ritorno in Valle, ma gli strascichi furono notevoli: basti pensare che le proprietà lasciate alla partenza dagli optanti mòcheni furono acquisite dalla Società Fiduciaria Germanica di Liquidazione (D.A.T.), e solo con la Legge n. 889 del 3 agosto 1949, vennero restituiti. Terminata la guerra furono ricostituiti i comuni di Palù del Fersina, Fierozzo e Frassilongo.
Mòcheni - Il riconoscimento giuridico e la tutela normativa
Nel secondo dopoguerra le isole germanofone del Trentino - tra cui quella mòchena - rimasero ancora oggetto e strumento di disegni politici. L'art. 6 della Costituzione italiana (1947) impose allo Stato l'obbligo di tutelare le minoranze linguistiche, tuttavia, nel primo Statuto di autonomia della Regione Trentino-Alto Adige del 1948, tali territori germanofoni non furono espressamente menzionati. Non ebbero esito positivo nemmeno le relative richieste presentate nel 1959 e nel 1965 da Enrico Pruner (1922-1989), membro del Partito Popolare Trentino-Tirolese e Consigliere Regionale, posto che la maggior parte dei partiti dell'epoca sostanzialmente disconosceva l'esistenza di una lingua mòchena. La minoranza mòchena non venne riconosciuta nemmeno con il secondo Statuto di autonomia del 1972, sebbene fosse prevista genericamente la scolarizzazione nella rispettiva lingua madre, nonché la conservazione del patrimonio culturale e dei toponimi locali. Un cambiamento si ebbe solo nella seconda metà degli anni '80 in seguito ad una visione più critica del centralismo statale e ad una maggiore attenzione alle istanze delle minoranze. E' in questo periodo (1987) che avvenne la fondazione a Palù del Fersina dell'Istituto Culturale Mòcheno-Cimbro. Con il d. lgs. n. 592/1993 recante norme di attuazione dello Statuto speciale della regione Trentino - Alto Adige concernenti disposizioni di tutela delle popolazioni ladina, mòchena e cimbra della provincia di Trento, è intervenuto il riconoscimento a livello nazionale della minoranza mòchena e con la modifica dello Statuto di autonomia della Regione Trentino-Alto Adige del 2001, il mòcheno ha finalmente trovato pieno riconoscimento come lingua di minoranza, con ogni conseguente tutela e valorizzazione che ha portato, tra l'altro, a garantirne l'uso a scuola e nei rapporti con la pubblica amministrazione.
Con la L.P n. 6/2008 si è poi voluto: - garantire un'eterogeneità di diritti (tra cui il ricorso alla lingua di minoranza nell'amministrazione pubblica locale, nella scuola, nell'informazione mediatica e nella toponomastica); - promuovere soluzioni per l'accesso ai servizi pubblici da parte dei membri delle tre comunità linguistiche; - prevedere un insieme di meccanismi istituzionali utili al coinvolgimento delle tre comunità linguistiche nei processi decisionali locali, ovvero, nella definizione di politiche concrete. L'art. 30 della citata legge provinciale disciplina gli organi rappresentativi della minoranza mòchena, ossia: - l'Assemblea Mòchena, che unisce i Consigli comunali di Fierozzo-Vlarotz, Frassilongo-Garait e Palù del Fersina-Palai en Bersntol e a cui spetta il compito di valutare lo stato di attuazione delle politiche di tutela e valorizzazione della popolazione mòchena, nonché di stabilire indirizzi generali per i comuni interessati; - il Consiglio Mòcheno composto dai tre sindaci, il quale esprime pareri vincolanti su provvedimenti assunti dai Comuni mòcheni e riguardanti la comunità linguistica. Nel 2018 la tutela delle minoranze linguistiche presenti sul territorio - sino a quel momento regolata separatamente e distintamente dalle due Province autonome - è stata trattata per la prima volta nella L. Reg. n. 3/2018 che ha introdotto ulteriori garanzie per le comunità linguistiche riconosciute.
Ultima modifica: 29/04/2026